Il fratello – Jo Nesbø

Iniziamo questo 2022 con il botto!

La prima lettura dell’anno è colma di spunti di riflessione profondi… Ma, di cosa parla?

La trama

Nella cittadina norvegese di Os sono cresciuti due fratelli, Roy, il più grande, e Carl, il più piccolo.

In questo piccolo centro tutti quanti parlano, chiacchierano, insomma: nulla di diverso rispetto ai nostri paesini.

La città possiede tutte quelle caratteristiche peculiari di situazioni analoghe, come intrighi, segreti, meccanismi ormai prestabiliti che perdurano nel tempo senza se e senza ma.

Insomma, solo chi abbia passato qualche anno in un paesino di provincia può realmente comprenderne le dinamiche.

Il fratello, però, non è solo un romanzo sulle dinamiche di paese. Parla innanzitutto del rapporto tra Carl e Roy, della lealtà famigliare estrema e delle sue conseguenze, arrivando a focalizzarsi in modo maniacale sui singoli personaggi per non tralasciare nemmeno un dettaglio.

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Temi

Alcune delle tematiche trattate sono molto forti. Se siamo abituati a sentir parlare di omicidi da autori di thriller così rinomati, quando si approccia un abuso sessuale (e anche più di uno in questo testo) la narrazione si cosparge di spine affilate.

Dal mio punto di vista, non è tanto il tema in sé ad essere delicato ma il modo in cui Nesbø decide di muovere i personaggi, le posizioni che fa assumere loro o le parole dette per esprimerle.

Non è assolutamente una narrazione scontata e potrebbe urtare.

Prima ancora della violenza, il fulcro è la famiglia, intesa nel senso quasi di clan di appartenenza da cui non si scappa.

Le mie sensazioni

Tornando a noi, già dal primo punto abbiam compreso la complessità di cui è permeato il romanzo, ricco di dialoghi, di pensieri.

All’inizio mi è apparso un po’ confusionario con molti personaggi e tutti approfonditi, una volta compreso il meccanismo l’ho letto tutto d’un fiato, nelle sue 648 pagine che in versione ebook sono adattate a 1077.

Essendo il mio primo libro dell’autore non ho avuto il pregiudizio di chi abbia letto gli altri dello stesso, senza aspettarmi suspance immediata come da altre recensioni mi è parso percepire.

Un bel libro con quella vena cinica che a tratti può dare sui nervi ma riesce nel suo intento.

Una vita come tante – Hanya Yanagihara

Ciao a tutti, sono di fretta, assolutamente di fretta per scrivere questo articolo per poter esprimere i concetti a caldo.

La trama

Una vita come tante” è un romanzo del 2015 di Hanya Yanagihara.

I principali personaggi sono quattro amici sin dai tempi dell’Università: Malcolm, architetto; JB, artista; Willem, attore e Jude, avvocato. Il romanzo parla delle loro vite, nei minimi dettagli.

Il romanzo sul dolore

L’autrice dedica ampio spazio ad ognuno di loro per approfondirne la personalità sia intima che lavorativa ma soprattutto le sfortune.

In ogni vita descritta nel romanzo c’è una buona dose di sofferenza, dolore, di tragedia. D’altronde, questo testo deve la sua fama anche a questo.

Hey Jude…

Sebbene spuntino anche altri personaggi secondariamente, come Andy, Harold, Julia, Caleb & co. presto si comprende come il reale protagonista sia Jude.

Se all’inizio lo spazio viene dato a tutti, mano a mano che si avvicina il termine il cerchio si stringe sempre più, ognuna delle persone descritte viene sempre più vista da una Jude-ottica o per la posizione nella Jude-vita.

Jude è un personaggio con una certa fama ormai, ma si svela in tutta la sua tragicità solo leggendo integralmente la storia.

Lo stile con le scarpe da jogging

L’autrice ha fatto una saggia scelta per lo stile, prediligendo un linguaggio fluido, scorrevole, a tal punto da non far sembrare fermi neanche i personaggi che nella scena descritta sono immobili.

Se avesse scelto uno stile più elaborato, associato alle tematiche trattate, probabilmente sarebbe stato di difficile lettura.

Gli stati d’animo vengono descritti in questo contesto di “movimento”, mentre la persona pensa, dice, sta già facendo qualcosa.

Il grigio dei grattacieli

Ovviamente tutto questo si amplifica in un’ottica cittadina, caotica e iperpopolata di New York e dei suoi ritmi frenetici, in cui ho percepito così poca pace e verde – sì, sento sempre la necessità di qualche albero nelle vicinanze per rilassarmi, pure nelle letture – da sentire una forte claustrofobia.

Può un romanzo essere claustrofobico? Forse “Una vita come tante” può.

Ancora dolore

La sofferenza si soffre di corsa, il romanzo è lungo più di 1000 pagine e copre circa trent’anni di vita in cui i personaggi crescono, maturano (più o meno) e muoiono (questo è certo con Yanagihara).

La sofferenza è proprio la grande protagonista ma non l’unica, a mio parere.

L’amico è…

Questo mattoncino parla soprattutto di amicizia, quegli amici che ti sorreggono, ti sostengono e crollano con te quando non ce la fai. Parla d’amore, di dubbi, di incertezze, scelte e dell’instabilità della vita, forse con l’unico difetto di non rendere molto bene l’età di alcuni personaggi che sembrano molto più piccoli della realtà.

Eterni adolescenti

Non che un cinquantenne non possa soffrire ma sicuramente le modalità e le manifestazioni potrebbero essere un poco distanti da quanto descritto in “Una vita come tante”.

Conclusioni

Siete pronti a farvi venire male ai polsi per sorreggerlo e male al cuore per leggerlo? Allora forse potete procedere!